Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

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Gian Luca
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Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da Gian Luca » sab nov 01, 2008 3:50 pm

Salve,
sono docente afferente alla classe di concorso "Chimica & tecnologie chimiche" operante in un triennio di Scuola secondaria superiore ad indirizzo Tecnico. Nella specializzazione nella quale opero la mia materia è classificata come "professionalizzante e di indirizzo", ergo di un certo rilievo nel curricolo dei periti che diplomiamo.
Quest'anno mi trovo a confrontarmi, per la prima volta, con uno studente di classe 3a certificato come affetto da DSA.
A parte un certo disimpegno verso il lavoro scolastico domestico, comune anche amolti dei suoi compagni, il ragazzo presenta evidenti difficoltà nell'impiego del linguaggio simbolico che è alla base della disciplina nonchè nello sviluppo logico e matematico degli aspetti pratici ed esercitativi della materia (gli esercizi numerici che sono stati sin qui svolti sulla disciplina lo hanno messo in rilevante difficoltà ed hanno evidenziato una stratificata incapacità di risoluzione autonoma).
Stando alla segnalazione dell'ASL ed al parere della famiglia, alcune delle difficoltà identificate sono dovute a DSA.
Cosi stando le cose, mi trovo in notevole difficoltà nell'individuazione di strumenti compensativi e/o sostitutivi che possano coadiuvare lo studio dell'alunno.
Sottolineo che si tratta di un ragazzo di 3a superiore in un corso ad indirizzo tecnico, nel quale le competenze da raggiungere al termine del corso sono fissate dal profilo professionale che si vuole formare. Non si vuole pertanto dare competenze di base.
L'uso della calcolatrice è abituale, quello della tavola periodica ovvio. La conoscenza mnemonica di ALCUNE formule matematiche alla base del calcolo stechiometrico è però necessaria.

Per chiarire ulteriormente la situazione e le modalità di insegnamento sin qui intraprese (sulle quali sollecito un vs. parere)

1. La chimica è una scienza sperimentale e come tale viene da me svolta per 3/5 dell'orario in laboratorio. Gli studenti OPERANO MANUALMENTE E CONCETTUALMENTE mettendo in pratica gli argomenti trattati in classe. Il laboratorio supera grandemente, a livello visivo e creativo, ogni supporto multimediale che si possa mettere in campo.
Trovate opportuno questo approccio?
2. Nessun chimico degno di questo nome fa lezione semplicemente "leggendo" un libro senza scrivere alla lavagna, proiettare diapositive o lucidi e/o impiegare modelli molecolari. E' pratica comune e necessaria per la comprensione della materia.
Come scrivere alla lavagna, sulle slides in modo da facilitare la comprensione?
3. La chimica è fatta di formule, simboli alfanumerici e le sue applicazioni si basano su equazioni matematiche. Ogni applicazione professionale della materia non è, a mia conoscenza, possibile in assenza della capacità di manipolare o impiegare autonomamente questi ausili.
Mi (e vi) chiedo COME rendere più facile agli studenti affetti da DSA questa manipolazione.
4. Nella normale pratica didattica, io e di colleghi operiamo moltissimo attraverso l'approccio operativo del problem-solving. Gli studenti non devono conoscere menmonicamente che alcuni "mattoni" basilari della disciplina. Il resto dell'edificio della conoscenza viene loro trasmesso (ed in parte da essi stessi generato) attraverso l'applicazione operativa e la risoluzione di casi sperimentali che portano a DEDURRE i concetti che poi i docenti formalizzanno in modo simbolico (mi scusino i colleghi che ben conoscono la tecnica per questo inciso didattico).
L'incapacità di impiegare la memoria legata allo scritto dovrebbe essere suparata da questa modalità didattica; concordate? Tuttavia il passaggio al formalismo astratto è necessario. Come gestirlo?
5. In presenza di difficoltà LOGICHE nell'impostazione e risoluzione di problemi numerici, nella costruzione di equazioni o espressioni matematiche in genere NON standardizzabili, come si può rendere possibile il lavoro di uno studente affetto da DSA?

Vi ho elencato alcuni dei problemi sul piatto.
Per alcuni (forse tutti) ritengo siano ipotizzabili misure compensative compatibili con la creazione di una degna preparazione tecnica in linea con le competenze richieste ai ns. futuri periti, misure che tuttavia non riesco compiutamente a definire.

Qualcuno ha esperienze specifiche e/o suggerimenti da fornire?

Grazie
G. Luca

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da attilio » dom nov 02, 2008 12:18 pm

Tutto ciò che possa validamente essere d'aiuto nella diversa modalità di apprendimento sarà ben accetto.
Non ho esperienza diretta nello specifico ma penso che qualsiasi agevolazione alla memorizzazione dei "mattoni" basilari della disciplina attraverso tavole di formule, schemi riassuntivi o mappe mentali dei processi che stanno alla base delle reazioni sarebbe auspicabile.
Non esistono ricette preconfezionate: è nostro compito sperimentare valide alternative alla normale proposizione didattica volte al fine di perseguire un valido apprendimento e all'acquisizione delle abilità proprie della professione.
Se il bambino dislessico non può imparare la strada che insegniamo, può insegnarci la strada per farlo imparare.
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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da roberta » lun nov 03, 2008 9:41 am

Sono solo un genitore ma mi sembra che il suo metodo sia ottimo, aprezzo slide, laboratorio, uso di strumenti compensativi ecc.
Una considerazione e una domanda: Il ragazzo avrà circa 17 anni, avrà scelto per passione (mi auguro) "la sua scuola", saprà di essere dislessico; non potrebbe partecipare attivamente alla risoluzione dei problemi? Forse coinvolgendolo nella "didattica" la sua partecipazione a casa e a scuola sarebbe più profiqua?
la frase nella firma di Attilio mi sembra esaudiente ...ops esauriente:
Se il bambino dislessico non può imparare la strada che insegniamo, può insegnarci la strada per farlo imparare.
da "The dyslexia handbook" - Smythe

Se lo studente viene a scuola perchè costretto e senza una vera motivazione DSA o no il prof può fare anche le capriole ... Prof. Gian Luca, La leggerò di nuovo con piacere.
Saluti
Roberta
Ultima modifica di roberta il lun nov 03, 2008 12:28 pm, modificato 1 volta in totale.

SilviaL
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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da SilviaL » lun nov 03, 2008 12:05 pm

Scrivo solo per ringraziarla per continuare ad interessarsi nonchè per la sua grande volontà nel cercare di capire e per un altro paio di punti che spero possano farla riflette oltre che farla alterare.

A sostegno anche dell'intervento di Roberta che lo stato psicologico è determinante per qualsiasi risultato positivo che lei può ottenere dal "suo" ragazzo.

e poi lei continua a chiedere approvazione sulla sua didattica. Perchè lo fa? per sentirsi apposto con la coscienza?
Non ci ha detto per esempio se il suo ragazzo è solo dislessico o se ha anche altre particolarità come la discalculia ecc... e che gravità gli è stato diagnosticata. Dire che è dislessico non basta!
Senza contare che poi le combinazioni sono davvero tante e quindi potrebbe solo ricevere consigli frammentari che poi dovrebbe lei ricomporre in base alla particolarità del suo ragazzo.
Perchè lei conosce la "particolarità" del suo ragazzo vero?
Quello di solito è già un buon punto di partenza.
Pensi a tutti quei ragazzi che anche lei può aver definito "svogliati" in passato.. potrebbero essere stati dei dislessici non diagnosticati... chi può dirlo?

Voglio far chiarezza per una sua inesattezza un dislessico non ha problemi solo a ricordare ciò che è scritto, ma ha problemi semmai di comprensione del testo e di memoria in genere... solo con il coivolgimento di più sensi, il coinvolgimento emotivo e le immagini possono aiutano a ricordare... oltre a tecniche particolari di visualizzazione ecc..

Mi sto ripetendo.... e poi ritengo inutile scriverle altro o rispondere alle sue domande. D'altronde sono una dislessica e non riesco a trovare le parole giuste per spiegare e farle capire...
è difficile per chi non lo è comprendere una realtà cosi tanto diversa da quella che un "non dislessico" conosce cosi bene...

Gian Luca
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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da Gian Luca » lun nov 03, 2008 2:41 pm

SilviaL ha scritto:lei continua a chiedere approvazione sulla sua didattica. Perchè lo fa? per sentirsi apposto con la coscienza?
Voglio credere che si tratti di una provocazione. Non ne vedo il senso ma la accetto come tale.
La tranquillizzo: la mia coscienza è a postissimo.
Se chiedo PARERI (e NON approvazioni) è per evitare di perdere del tempo nel fare cose che altri hanno già sperimentato ed in merito alle quali esiste una esperienza di successo o insuccesso. Se una strategia ha già evidenziato la sua inutilità in passato, perdere tempo a riproporla è stupido. Visto che NON so quali strategie, nel mio specifico ambito disciplinare, abbiano dato risultati negativi in passato, trovo che chiedere un parere sia doveroso e pure un tantino astuto (me lo consente?).

O mi sta dicendo che non devo attingere al'esperienza altrui? Lo troverei un consiglio decisamente "curioso"....
SilviaL ha scritto: Non ci ha detto per esempio se il suo ragazzo è solo dislessico o se ha anche altre particolarità come la discalculia ecc... e che gravità gli è stato diagnosticata. Dire che è dislessico non basta!
Se è per questo non ho neppure mai parlato di dislessia. Ho detto che è affetto da DSA.
In fatti i dati diagnostici a disposizione, come comunicati dagli enti competenti, NON aggiungono altro. DSA, punto e basta. Questo so e questo dico. Devo inventare?
SilviaL ha scritto: Pensi a tutti quei ragazzi che anche lei può aver definito "svogliati" in passato.. potrebbero essere stati dei dislessici non diagnosticati... chi può dirlo?
Che significa e c'entra, mi scusi? E' una accusa? Se è cosi, la respingo al mittente.
E' una difesa preventiva di "genere"? Che c'entra con la questione che ho posto?
SilviaL ha scritto: Voglio far chiarezza per una sua inesattezza un dislessico non ha problemi solo a ricordare ciò che è scritto, ma ha problemi semmai di comprensione del testo e di memoria in genere... solo con il coivolgimento di più sensi, il coinvolgimento emotivo e le immagini possono aiutano a ricordare... oltre a tecniche particolari di visualizzazione ecc..
Io ho descritto il caso che devo affrontare, NON ho avuto la pretesa di descrivere un dislessico "tipo" (in inciso, mi scrivete qui che un caso "tipo" non esiste). Ho scritto quello che ho visto. Dove sarebbe l'inesattezza?
SilviaL ha scritto: Mi sto ripetendo.... e poi ritengo inutile scriverle altro o rispondere alle sue domande.
è difficile per chi non lo è comprendere una realtà cosi tanto diversa da quella che un "non dislessico" conosce cosi bene...
Confesso di non capire il suo atteggiamento. Io ho chiesto un parere (possibilmente da parte di chi ha già affrontato nello specifico della mia disciplina) in merito alle modalità didattiche che si ritengono solitamente efficaci, NON di discutere la realtà vissuta da un dislessico in ogni ambito della sua vita.
Non ambisco minimamente a fare ciò, ma solo a capire come potrebbe essere possibile aiutare, efficacemente ma senza snaturare il profilo professionale che lo studente DEVE costruire, il ragazzo.

Non ho altre pretese.

G.Luca

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da Leonardo » lun nov 03, 2008 3:46 pm

Secondo me si sta un pò esagerando con Gian Luca, e lo capisco perfettamente quando parla di preparazione tecnica e non di base e secondo me è giusto così.
Non conoscendo la situazione non posso giudicare ma parlando in generale ci sono ragazzi che non fanno quello che dovrebbero o che hanno scelto una scuola tanto per fare (magari perchè gli amici andavano la, oppure perchè i genitori volevano che facesse quella scuola ecc) e magari la materia di indirizzo nemmeno gli piace e gli interessa e quindi la sottovaluta e non si impegna molto e la trascura.
Come tutte le persone, dislessiche o no, anche fra i dislessici ci possono essere chi si impegna e chi invece lo fa meno non è che bisogna sempre giustificare tutto e tutti e magari accusare sempre professori come in questo caso Gian Luca.
Per quanto mi riguarda sono il primo che non si accontenta delle basi ma anzi vuole di più tanto che la maggior parte delle volte visto che sono più avanti del livello del resto della classe, imparo quello che dovrei imparare a scuola a casa da solo aggiungendo anche cose in più e ho visto che allo stage è servito e ho fatto più di quello che dovevo fare, ho fatto lavorando da solo per conto mio il programma che gli altri anni si faceva in quinta(quest'anno hanno deciso di cambiare, quindi anche per questo aspetto sono avanti ai miei compagni visto che conosco qualcosa che ora non ci verrà insegnata dai professori) e la ditta dove ho lavorato è rimasta soddisfatta e mi ha chiesto di tornare finita la scuola e questo probabilmente non sarebbe successo se mi fossi accontantato delle basi, credo in quello che ho scelto di fare e che voglio sia il mio lavoro e questo mi motiva a dare il massimo per farlo nei migliori dei modi anche se posso trovare delle difficolta.
Cmq mi dispiace, non saprei esserti di aiuto, anche io frequento un istituto tecnico ma indirizzo informatico e non chimico e anche se fosse io nella "mia" materia ottengo di solito il massimo e se trovo problemi sono disposto anche a stare sveglio la notte cercando di risolverli.

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da sabrina68 » lun nov 03, 2008 3:50 pm

Buongiorno Gian Luca, la mia scarsa conoscenza della sua specifica materia non mi permette di darle consigli specifici, ma le proporrei alcuni spunti.
Leggo che nella diagnosi del ragazzo non è specificato di quali disturbi dell'apprendimento si tratti, e questo sarebbe importantissimo da sapere.
Per esempio un disortografico può avere difficoltà nel riportare la sequenza di una reazione, un dislessico nel leggere le consegne specifiche...
Se nella diagnosi c'è un recapito quindi le consiglierei di contattare e chiedere.

L'approccio concreto che si ha in laboratorio direi che è in linea con il metodo di apprendiemento di un ragazzo con DSA.
Così come è di grande aiuto una presentazione visiva (lucidi, lavagna, ecc.).

Quello che più disorienta un ragazzo con DSA è di non capire quello che tutti gli altri capiscono, e che pertanto non è preso in considerazione dalla didattica convenzionale...visto che parliamo di un adolescente, quindi in grado di spiegarsi, provi a chiedere a lui quale è lo "scoglio" sul quale si arena.

Altra domanda. Il ragazzo ha un portatile sul quale lavorare? Uno studente con DSA lo dovrebbe avere tra gli strumenti compensativi e questo potrebbe rivolvere molti problemi, affidandosi a programmi didattici studiati per la sua specifica disciplina.

...buon lavoro :wink:
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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da SilviaL » lun nov 03, 2008 11:20 pm

Professore...
innanzitutto mi scusi per le provocazioni ... ma dopo aver speso tante parole nell'altra discussione sia io che altri in cui le facevamo presente che dire DSA è come dire nulla... per DSA si intende una serie di disturbi specifici tra cui la dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia ed altri. Che ognuno anche con la stesse particolarità può essere differente per gravità di disturbo.

Ho dato per scontato che gli avessero riscontrata la dislessia per la sua descrizione... forse sono stata un po precipitosa, ma l'ho dedotto proprio da quanto lei ha descritto. E le informazioni che le ho cercato di dare erano solo riferite a quello... capire come funziona la mente di un dislessico aiuta molto.

Lei può avvalersi dell'esperienza altrui se sa con che tipo di particolarità ha a che fare: dire è affetto da DSA è come dire ha problemi d'apprendimento in senso generico ed ogni "particolarità ha le sue difficoltà".
Purtroppo le combinazioni non sono mai identiche per ogni affetto DSA e quindi ha difficoltà differenti. Un metodo può essere valido per un semplice dislessico con solo qualche problema di discalculia, cosa ben diversa se è solo dislessico... o con grave discalculia. Ed anche cosi è molto generica come descrizione.

Non si deve inventare nulla, ma cosi è difficile aiutarla... se non impossibile.

Anche se ci fosse un suo collega che ha avuto un esperienza con successo con un alunno DSA, trovo molto improbabile che la stessa applicazione della didattica possa essere efficace anche nel suo caso.
La mia descrizione di dislessico non era riferita in ogni ambito della sua vita, ma solo in quella scolastica... il modo in cui si ricorda e si apprende. E quanto sia importante il rapporto che si riesce ad instaurare con i professori che può aiutare o distruggere (non la prenda come una provocazione verso di lei è solo una costatazione di fatto) . Al di fuori della scuola le assicuro che è tutto più semplice. Anche affrontando corsi di aggiornamento... cambiando ambito e tipo di lavoro ecc..
Il paradosso (se vogliamo chiamarlo cosi) è questo!!!

Quello che le posso dire è che se io fossi stata sua allieva, anche all'età del suo allievo( ed aggiungo che sono dislessica, discalcula, lievemente disgrafica, disortografica ed anche disprassica) con il suo metodo didattico non avrei avuto grosse difficoltà. Ovviamente anche con l'ausilio di conoscenze e tecniche che aggirino i miei limiti che sicuramente sono differenti dal suo ragazzo. Io gli cercavo con il lanternino i prof come lei ed aggiungerei che se non pensassi questo userei il mio tempo in altro modo che cercare di farle capire perchè nessuno le sta dando un aiuto concreto e rispondendo alle sue domande come lei vorrebbe.

Purtroppo siamo tutti diversi e non c è una ricetta valida per tutti i DSA, molte indicazioni a livello generico per ogni tipo di DSA utili può trovarle sul materiale del congresso 2008 il cui link per lo scaricamento lo trova sulla discussione in merito. Ci sono molti consigli utili pratici... che sono proprio conseguiti da esperienze di insegnamento/apprendimento e quindi può anche grazie al suo istinto e conoscenza dell'alunno arrivare ad una didattica che può essere come dice lei "potrebbe aiutare efficacemente".

Per argomentazioni più precise deve dare lei indicazioni più precise sulla particolarità del Disturbo Specifico dell'Apprendimento del suo alunno.

Saluti

Silvia



Per Leonardo

Le tue considerazioni sono corrette sulla motivazione del ragazzo e in più punti ho fatto presente al professore di quanto peso abbia la sua situazione psicologica nei confronti della materia e della scuola in genere.
Dovuti a tanti fattori.... passato scolastico, situazione sociale, familiare, disagio in classe.. ecc...

Purtroppo non tutti hanno il carattere come il nostro: orgoglioso, tenace e perseverante... e se non si capisce qualcosa o non si riesce in qualcosa a cui si tiene ci si passa le notti in bianco pur di riuscire, capire, apprendere, applicare.

Io sono contraria alle agevolazioni ed alle etichettature... penso che ognuno se vuole soprattutto sapendo qual'è il problema può trovare un modo per riuscire, conscendosi, tenendo presente i propri limiti e studiare il modo per affrontare ed aggirare le difficoltà di apprendimento. Ma comprendo anche che non siamo tutti uguali ed alcuni possono aver bisogno di un aiuto considerevole (non perchè siano meno intelligenti o capaci)...

Non sono d'accordo sulla preparazione tecnica senza una preparazione di base solida, il risultato è fare le cose senza capire quello che si fa... ed avere il giusto controllo.

Tu studi e ti occupi d informatica... e non sai quanti in informatica s'improvvisano tecnici, programmatori, web design ecc... e ad un occhio esperto la differenza si nota ti posso assicurare.

Senza contare che un programma fatto da uno senza basi ad esempio di matematica, ma tecnicamente preparato tipo per un linguaggio di programmazione finisce col fare dei programmi pesantissimi che creano non pochi problemi e cosi anche per quanto riguarda applicazioni web o anche un semplice sito web.

Per quanto riguarda il prof. Gian Luca ti posso assicurare che gli ho sempre scritto con le migliori intenzioni...

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da Leonardo » mar nov 04, 2008 6:54 am

Quando intendo preparazione tecnica e penso che la stessa cosa valesse per Gian Luca intendevamo che quella di base ce l'hai ma oltre a quella hai qualcosa in più.
E da quello che ha scritto gian luca ho proprio capito quello, infatti è preoccupato perchè vuole che abbia le basi di matematica che però non sembra avere.
E per il computer e tutto il resto, va bene possono essere di aiuto, ad esempio io di solito nelle materie di laboratorio ho tutti voti alti (dall'8 al 10) mentre nello scritto sono più bassi (apparte informatica ed elettronica) ma secondo me non bisogna sempre avere il pc, bisogna anche fare senza qualche volta.

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da SilviaL » mar nov 04, 2008 10:58 am

Il prof anche nell'altra discussione ha scritto:

"il ragazzo presenta evidenti difficoltà nel rapporto con il linguaggio simbolico che è alla base della disciplina (è impossibile parlare di reazioni chimiche senza fare riferimento a formule e simboli a profusione) nonchè nello sviluppo logico e matematico degli aspetti pratici ed esercitativi della materia (gli esercizi numerici che sono stati sin qui svolti sulla disciplina lo hanno messo in rilevante difficoltà ed hanno evidenziato una stratificata incapacità di risoluzione autonoma)."

nella chimica oltre alle operazioni fondamentali dell'artmetica e dell'algebra e le regole di arrotondamento si utilizzano frequentemente quattro operazioni matematiche: manipolazione dei logaritmi, uso della notazione esponenziale, risoluzione delle equazioni di 2° grado e rappresentazione grafica dei dati sotto forma di retta.
Implica la conoscenza di unità di misura e fattori di conversione dei calcoli.
La conoscenza dell'approccio sistematico alla risoluzione dei problemi di chimica (Problema, piano, risoluzione, verifica ed eventuale commento).
Il metodo scientifico (Osservazioni, ipotesi, esperimento, modello (teoria), nuovo esperimento).
La corretta lettura della tavola degli elementi e dei simboli.

Tutto questo deve essere ben chiaro ancor prima di avere approcci con le formule chimiche, con le teorie, le leggi, equazioni e relazioni ecc.
Secondo me senza una base non si può affrontare la chimica ed anche affontandola la terminologia e i simboli sono diffcili da assimilare. Senza una logica ben chiara i pezzi del puzzle non si riescono a mettere insieme. E per ogni concetto nuovo una persona con disagio di apprendimento si sa benissimo che è più lenta non a capire ma ad avere padronanza per poter mettere in pratica, cosa ben diversa se è un approfondimento e si può far riferimento a conoscenze pregresse nella memoria a lungo termine con cui fare paragoni, associazioni ecc.
Con la chimica è come ricominciare con l'alfabeto...
senza contare che tutto ciò che si dà per scontato ed ovvio è sempre meglio spiegarlo.

La calcolatrice e il computer aiuta ma se non sai che cosa chiedergli di fare sono totalmente inutili. Anche avere tutte le tavole, le formule ecc sono inutili se non si sa come usarle.
Anche avendo gli appunti ed i libri se non si è capito non ci si può improvvisare al momento.

il ragazzo per recuperare le sue lacune di base ha bisogno di un programma di recupero altrimenti tutte le lezioni per quanto fatte egregiamente, con tutti i criteri e strumenti possibili non servono a nulla.
E' evidente che ha bisogno di un percorso personalizzato che poi gli permetta di seguire le lezioni insieme a tutti gli altri ragazzi. Ovvio che dovrebbe esserci una collaborazione tra i vari docenti.
Tutto questo non sapendo di che tipo di difficoltà di apprendimeto si tratti.

Non ci sono scorciatoie e le cose spesso sono più semplici di come le si cercano d'affrontare.

Leonardo io e te la pensiamo allo stesso modo in merito agli strumenti compensativi... anzi io aggiungerei che poi dando tanti strumenti si finisce per rendere tutto ancora più complicato anzichè facilitare. Gli strumenti utili devono essere scelti direttamente dallo studente o ad hoc come promemoria e compensativo a seconda della sua particolarità sempre scelte in accordo con lo studente. Il fatto che sia previsto da una normativa non significa che possa essere d'aiuto o utile per tutti.

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Le cose semplici sembrano difficilissime, insormatibili e le cose complicate facilissime.

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da SilviaL » mer nov 05, 2008 3:52 pm

Ho chiesto il parere ad un mio amico insegnante delle superiori in materie scientifiche... Gli ho fatto anche leggere i vari interventi nel forum di questa discussione e dell'altra. Spero possa essere d'aiuto riportare quanto mi ha scritto...

"io di ragazzi dislessici ne ho avuti tanti, ma ti assicuro, non c'è una tecnica e neanche voglio utilizzarle, perchè significherebbe considerarli diversamente abili e ciò è il maggiore errore che si possa commettere. Credo invece che ci voglia attenzione, una capacità di dare fiducia e di rendere il ragazzo dislessico perfettamente integrato nel contesto dell'apprendimento. Poi possiamo parlare di memoria a breve termine o a lungo termine, di amigdala o di neuroni, ma serve a poco se non si ha la capacità di portare la materia d'insegnamento ad una forma empatica con il ragazzo dislessico."

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da attilio » mer nov 05, 2008 5:18 pm

:up :up :up
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da "The dyslexia handbook" - Smythe

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da Gian Luca » ven nov 07, 2008 3:00 am

SilviaL ha scritto:Ho chiesto il parere ad un mio amico insegnante delle superiori in materie scientifiche...
La ringrazio per l'interessamento alla questione da me posta, ma mi permetto una domanda: quale materia ed in che tipo di scuola insegna il collega?
SilviaL ha scritto: " ti assicuro, non c'è una tecnica e neanche voglio utilizzarle, perchè significherebbe considerarli diversamente abili e ciò è il maggiore errore che si possa commettere.
:shock: Ma che significa? Scusate, ma dopo tutte le parole spese, i suggerimenti dati alla luce della tipologia dei problemi che la DSA induce nel caso specifico mi si viene a dire che NON CI SONO TECNICHE?
Quindi si può fare qualsiasi cosa, in qualsiasi modo e si ottengono sempre risultati?
:o Sono decisamente scettico. Profano forse, sicuramente scettico.
SilviaL ha scritto: Credo invece che ci voglia attenzione, una capacità di dare fiducia e di rendere il ragazzo dislessico perfettamente integrato nel contesto dell'apprendimento. Poi possiamo parlare di memoria a breve termine o a lungo termine, di amigdala o di neuroni, ma serve a poco se non si ha la capacità di portare la materia d'insegnamento ad una forma empatica con il ragazzo dislessico."
Vivrò su di un altro pianeta, ma questo per me è arabo.
Onestamente, mi pare più un buon proposito che una risposta alla richiesta di un parere in merito all'individuazione di una strategia efficace di insegnamento.
Mi avete fatto l'efficace esempio dello studente che necessita di occhiali. Orbene, se ad un miope tolgo gli occhiali, trovo difficile che riesca a seguire una lezione alla lavagna o in laboratorio anche se la stessa è fatta in modo molto empatico....

Non vorrei sembrare irriverente con quello che scrivo, ma se, per ipotesi, emergesse che uno studente NON riesce a seguire una lezione su di un dato argomento alla lavagna, ma la segue benissimo se lo stesso argomento è trattato con slides di powerpoint, cercherei di fare lezione anche (se non solo) con slides in powerpoint. Se uno studente non riuscisse a svolgere problemi numerici in astratto, sulla carta, ma fosse capace di svolgere calcoli analoghi su casi derivati da esperienze svolte in laboratorio, non esiterei a fare svolgere sempre problemi il cui testo è riferito ad una pratica laboratoriale. Questo indipendentemente dall'empatia che prova per me o la materia...
Questi sono metodi di insegnamento, non credo che sia necessario ritenere qualcuno diversamente abile per carpirne l'efficacia didattica.

Sono MOLTO perplesso in merito al parere del collega.....

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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da sabrina68 » ven nov 07, 2008 9:40 am

Quello che vuole dire il suo collega, a prescindere dalla specifica materia di insegnamento, è che c'è una differenza tra l'uso degli occhiali per un miope e le tecniche di insegnamento per un dislessico. Misurata la miopia si usano lenti graduate in modo adatto e si risolve il problema, se si tolgono il problema ricompare. Questo per italiano, storia, chimica o greco.
I DSA, purtroppo, non sono un'entità monolitica e misurabile, per cui non ci sono lenti adatte per ogni caso e per ogni materia :cry:

Forse il suo collega voleva dire che un insegnante che, come lei, si sta mettendo in gioco per far fruttare tutte le doti di un ragazzo con DSA, deve innanzitutto parlare con lui, vedere come apprende, informarsi con chi lo ha diagnosticato per sapere esattamente in cosa consistono i suoi disturbi dell'apprendimento.
So che è difficile, so che richiede un percorso didattico personalizzato...

Ci sono magari qui fisici e matematici che si sono laurati con l'ausilio del computer, e altri che hanno preferito leggere i testi...
L'invito è a non cercare una metodo già strutturato, ma a conoscere e capire il ragazzo...

So che lei si sta interessando qui per lui e lo apprezzo tantissimo :lol:
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Re: Insegnamento della Chimica Analitica: richiedo opinioni

Messaggio da SilviaL » ven nov 07, 2008 10:13 am

Credo che l'insegnante che vive in un altro pianeta è proprio lei.

Le stiamo dicendo da circa un mese che deve approfondire la conoscenza del ragazzo per capire quali sono le sue difficoltà.
Le ho detto più d una volta che se lei ci presenta una situazione più esauriente possiamo darle dei consigli su quali potrebbero essere le tecniche e gli strumenti che potrebbero aiutarlo, ma poi deve sperimentarlo con lui.

E le abbiamo detto anche più di una persona che è importante lo stato psicologico in classe del ragazzo.

L'empatia è la prima cosa che un insegnante deve usare in un aula... pensavo che fosse scontato.
Non si può avere un metodo per tutte le classi... il metodo d insegnamento deve essere flessibile ed adattare le tecniche d insegnamento in base al feedback che si riceve. E in questo caso dovrebbe farlo con il suo ragazzo... perchè lo trova cosi difficile?

il mio amico insegna in un istituto tecnico e segue i ragazzi fino alla maturità, detto sinceramente non posso costringerlo ad intervenire direttamente. Gli ho mandato tutto per email e lui mi ha risposto. Ha risposto con parole semplici quello che noi cerchiamo di dirle da circa un mese.

E' il suo studente che può aiutarla a trovare un metodo che possa essere per lui congeniale, anche se noi le dessimo indicazioni specifiche senza che lei le sperimenti non hanno alcun valore. Deve stabilire un rapporto di fiducia e collaborativo con lui.

In poche parole deve utilizzare il metodo scientifico... per parlare nel linguaggio della sua materia.

Io continuo a pensare che lei cerchi una ricetta magica preconfezionata.. ma questa non esiste perchè ognuno di noi è differente.

Lo so che è difficile, ma provi a rifletterci su.

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