Programmazione e Dislessia

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Lenar
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Programmazione e Dislessia

Messaggio da Lenar » gio gen 14, 2010 6:48 pm

Salve a tutti

Avevo postato questo messaggio nella sezione generale ma non ho avuto risposta:(

Provo a riportarlo anche qui nella speranza che qualcuno possa darmi una mano.

Insegno Sistemi Automatici in un ITIS ad indirizzo elettronico. Un mio allievo ha una diagnosi di dislessia e discalculia. Fin'ora non ha incontrato grosse difficoltà nello studio della mia disciplina ma da ora e per tutto il secondo quadrimestre dovrò affrontare lo studio di un linguaggio di programmazione (nella fattispecie il C#, del pacchetto .net di microsoft). Purtroppo temo che si tratti, per il mio allievo, di uno scoglio molto duro da superare, in particolare per quanto riguarda l'elaborazione dell'algoritmo risolutivo e la stesura del programma. Faccio per altro presente che la programmazione orientata agli oggetti richiede un forte grado di astrazione del problema e che, in buona sostanza, l'elaborazione del programma consiste nella definizione di oggetti astratti contenenti dati e metodi e nell'elaborazione di una procedura che faccia interagire tra di loro tali oggetti in maniera ordinata. Volendo semplificare di molto il discorso e facendo un paragone certamente ardito si potrebbe dire che tra lo studio della programmazione e lo studio della geometria (intesa in senso lato, non strettamente la geometria euclidea in tre dimensioni), dal punto di vista cognitivo, non sussistono eccezionali differenze (elaborare la dimostrazione di un teorema geometrico insomma richiede piu' o meno l'attivazione di meccanismi logici analoghi a quelli che richiede l'elaborazione di un programma).

Non so se qualcuno si è mai trovato di fronte alla necessità di fronteggiare un problema come il mio. Personalmente mi trovo abbastanza in difficoltà, il ragazzo già dalla prime lezioni (sviluppo di semplici algoritmi numerici tipo calcolo dell'interesse composto o calcolo di un numero primo) annaspa vistosamente. Anche con l'algoritmo ben definito in maniera strutturata sotto forma di diagramma di flusso è in seria difficoltà nel tradurlo in un programma.

Qualcuno sa suggerirmi qualche strategia per affrontare il problema? Non vorrei differenziare troppo il programma perchè il ragazzo è intelligente e volenteroso e sarebbe un peccato penalizzarlo solo per via della dislessia. Mille grazie a chi vorrà rispondermi.

Lenar

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roberta
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Re: Programmazione e Dislessia

Messaggio da roberta » gio gen 14, 2010 7:26 pm

Buona sera,
ho letto anche l'altro messaggio ma non ho potuto rispondere perchè non sono una persona esperta. Le persone che potrebbero rispondere in questo momento probabilmente non sono in rete, con la pazienza risponderanno. purtroppo i professori che, come lei, cercano soluzioni sono veramente pochi e per questo suo interessamento la ringrazio molto.
intanto a presto e benvenuto.

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Jack
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Re: Programmazione e Dislessia

Messaggio da Jack » dom gen 17, 2010 4:57 pm

salve le rispondo portandole la mia esperienza personale
io ho frequentato l'itis di brescia e ho riscontrato nella programmazioni i problemi classici che derivano dalla dislessia.
nella stesura dei diagrammi di flusso per rappresentare l'algoritmo non ho mai avuto grandi problemi, ma , logicamente, nel tradurlo in codice c o pascal i problemi saltavano fuori, soprattutto nei primi tempi.
successivamente ho provato ad utilizzare altri strumenti più visuali come l'ambiente delphi e altri simili e ho notato che nel ricondurre al concreto quello che prima erano solo algoritmi astratti, le difficoltà diminuivano.
logicamente ho trattenuto le nozioni principali di programmazione, quelle comuni a tutti i linguaggi (if, then, else, vettori, int ecc ).
per quanto riguarda la programmazione ad oggetti mi viene semplice pensare ad un esempio in java
quando ho appreso il concetto di astrazione e di oggetto nei linguaggio O.O. credevo che fosse una cosa assurda, inutile e scomoda.
successivamente ho fatto un'esame dove si utilizzavano anche le applet e si realizzavano istanze grafiche degli oggetti astratti (pallina, barra ecc)
queste cose mi anno aiutato a comprendere le motivazioni dell architettura O.O.
e a raggiungere il 30 e lode in quell'esame.
l'astrazione è una cosa sempre finalizzata alla realizzazione concreta di un progetto, ma poichè analizzarlo per intero sarebbe troppo complesso si astrae
un ragazzo dislessico non concepisce il fatto che gli venga detto "funziona così perchè è così" lui deve comprenderne l'utilità, sapere a cosa possono essergli utili quelle classi, perchè è utili che alcune siano pubbliche e alcune private ecc

per ora è tutto quello che mi viene in mente spero di essere stato utile

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Re: Programmazione e Dislessia

Messaggio da matelalla » sab mar 20, 2010 6:40 pm

jack, ma sei bravissimo!!!!!!!!!!!!!
leggo ora questo post, ma non rispondere perchè non conosco la materia. Però, insegnando matematica, e avendo quindi a che fare con l'astrazione, sarei molto interessata a sapere come si è evoluta la situazione E' interessante e di aiuto scrivere i problemi, ma lo sarebbe anche molto sapere come va a finire... quindi aspetto il sequel :P

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Jack
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Re: Programmazione e Dislessia

Messaggio da Jack » dom mar 21, 2010 10:50 am

L' astrazione nella matematica serve spesso per motivi pratici: non si può trattare l'argomento per intero perchè sarebbe troppo complicato, quindi mette ad alcune cose l'etichetta [ è così perchè è così].

non mi vengono in mente tecniche per evitare ciò, ma si può cercare di rendere tutto più concreto delimitando bene i confini dell'argomento spiegato.
una tecnica che ho trovato utile è quella di partire daesercizio "problema 0" che riguarda l'argomento che deve essere spiegato.
poi si analizzano i teoremi e le tecniche in funzione di quel "problema 0"

esempio
quando mi hanno insegnato gli integrali mi hanno mostrato un problema di calcolo dell'area sottesa (problema 0)
e poi il professore ha parlato dello strumento matematico chiamato INTEGRALE che viene utilizzato per risolvere quel problema
poi quando ha parlato di altri probllemi : integrali doppi tripli ecc rimaneva un riferimento concreto dello strumento in relazione al suo utilizzo.

capisco che rendere concreto un integrale può sembrare un impresa, ma è anche una sfida che aiuta a far comprendere meglio le finalità pratiche della matematica. :wink:

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