dislessia disturbo neurovisivo?

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Claudio Malpassi
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da Claudio Malpassi » sab nov 01, 2008 11:52 am

Per quella che è la nostra esperienza nei soggetti con DSA c’è sempre un disturbo di tipo percettivo in generale ed anche relativo alla percezione visiva ed alla percezione spaziale.
Ma questo non dipende direttamente dagli occhi che pure manifestano diversi “comportamenti “ anomali. Il problema sembra essere, invece, di origine centrale e coinvolgere anche il sistema di coordinazione dei movimenti oculari durante la lettura così come, ovviamente, anche nella vita giornaliera. Durante la lettura è palese la incoordinazione oculare e l’incapacità di “saltare” correttamente da una parola all’altra e mantenere la fissazione.
La terapia ortottica non serve a nulla; noi l’abbiamo abbandonata da anni. Se non si riesce ad intervenire centralmente, l’errore di percezione non si corregge.
Va da sé che se è presente un difetto di refrazione va corretto affinché il disagio sia il minore possibile e il meccanismo della visione lavori al suo meglio.
Malpassi.

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elena44
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da elena44 » sab nov 01, 2008 6:17 pm

Grazie Prof Malpassi per la spiegazione sempre...PERFETTA!!1 8)
elena44

domenico100
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da domenico100 » mar nov 11, 2008 1:40 pm

Venerdì 9 novembre mio figlio ha fatto una visita ortottica presso la ASL di Chieti. Il risultato è che mio figlio non presenta alcun difetto della visione.
La persona che ci aveva fatto questa diagnosi forse si è sbagliata.
Ci sono altri tipi di valutazione che si possono fare per la vista oltre quella oculistica e ortottica?

Grazie a tutti.

Domenico

mimmi mimmi
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da mimmi mimmi » mer nov 12, 2008 9:24 am

Riporto la mia esperienza. Mio figlio ha la diagnosi dalla 3^ elementare. Ritardo negli apprendimenti della lettura, disgrafia e disortografia. Problemi con la fusione fonemica. Sei cicli di logopedia= bambino + stressato risultati ?
Scrive male come prima, legge lento. Alla fine della quinta lo portiamo presso un'associazione privata che si occupa di problemi di apprendimento in presenza di pensiero visuo-spaziale. Inizia un percorso detto di " Orientamento. (simile al metodo Davis, ma adattato alla realtà italiana) Va meglio, è meno stressato, recupera l'autostima. Se ha tempo riesce a controllare la scrittura (da tempo solo maiuscola) e ha iniziato a leggere. Prima non lo faceva neanche costretto.
E' miope e anche astigmatico, suo fratello più grande lo stesso, anche di più, ma a scuola era bravissimo.
Nonostante da anni mi interesso, leggendo e cercando in rete, quello che ho capito è che ancora, nonostante la bravura e l'impegno di tanti, non c'è ancora niente di completamente certo.
Le teorie sono tante, come i metodi per il recupero. C'è chi usa farmaci per il maldimare, chi la musica, chi esercizi di psicomotricità, brain-gym, yoga...logopedia.
A volte ho l'impressione, che stiamo guardando dal lato sbagliato, che continuando a cercare un "disturbo" e il modo di "guarirlo" ci allontaniamo dalla verità. E' solo un'idea.... guardando mio figlio... o altre persone... leggendo qua e là, mi sembra abbiano solo un'organizzazione mentale diversa. Ma non sono uno specialista e probabilmente sbaglio. Vedo che crescendo trova mano a mano le sue vie e i suoi sistemi per andare oltre alle sue difficoltà e riesce a fare cose che prima non faceva. Come se avesse semplicemente bisogno di più tempo, per cercare strategie adeguate e fare ciò che non gli viene naturale. Cerco di avere fiducia in lui, di aspettare con pazienza, e di volergli tanto bene. Sembra che funzioni...
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da Rossella » mer nov 12, 2008 10:57 am

E' vero che la dislessia è un campo ancora tutto da approfondire ma come specialista e studiosa dei DSA mi permetto di dissentire con mimmi mimmi.
Ci saranno anche terapie placebo, compensi spontanei, ma c'è anche un minimo di validità scientifica.
Innanzitutto è importante la diagnosi. Un preciso inquadramento diagnostico permette di programmare una terapia logopedica o altro, in modo mirato.
Probabilmente la difficoltà "visiva" che veniva riferita da domenico è relativa ad un fatto percettivo visuo-spaziale, da verificare con il logopedista o lo psicologo che ha fatto i test.
Questo porterebbe a prevedere un certo iter riabilitativo più specifico ai problemi del bambino.
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da mimmi mimmi » ven nov 14, 2008 2:47 pm

Lei ha ragione. Io ho espresso solo dubbi. Mi sono nati cercando risposte. (Dalla prima elementare alla terza media in corso!) Mio figlio ha avuto una diagnosi precisa, essendo stato sottoposto alla batteria per la valutazione della disgrafia e della disortografia evolutiva. Che ha riscontrato: difficoltà metafonologiche (funzione fonemica), scarsa automatizzazione dei processi di decodifica della lettura, disprassia della scrittura, disortografia. In base a questo è stato inserito nella riabilitazione logopedica per migliorare la prassie della scrittura, automatizzare i processi di decodifica, migliorare gli aspetti strumentali della scrittura,. Nonostante la diagnosi, la riabilitazione mirata, in un centro di riconosciuta competenza, ha continuato a scrivere male, a fare tanti errori, non aveva mai letto un libro intero e la scuola gli faceva lo stesso effetto della kriptonite a Superman. Non so come mai, nè se è un'esperienza unicamente nostra.... L'unica cosa che gli è servita è il Percorso di Orientamento Piccoli-Davis, che lo ha aiutato ad acquisire padronanza e consapevolezza del suo modo di pensare ed imparare. Adesso, un pò alla volta inizia a scrivere meglio e a leggere.
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da gloria » ven nov 14, 2008 6:09 pm

mimmi mimmi ha scritto:................
A volte ho l'impressione, che stiamo guardando dal lato sbagliato, che continuando a cercare un "disturbo" e il modo di "guarirlo" ci allontaniamo dalla verità. E' solo un'idea.... guardando mio figlio... o altre persone... leggendo qua e là, mi sembra abbiano solo un'organizzazione mentale diversa. Ma non sono uno specialista e probabilmente sbaglio. Vedo che crescendo trova mano a mano le sue vie e i suoi sistemi per andare oltre alle sue difficoltà e riesce a fare cose che prima non faceva. Come se avesse semplicemente bisogno di più tempo, per cercare strategie adeguate e fare ciò che non gli viene naturale. Cerco di avere fiducia in lui, di aspettare con pazienza, e di volergli tanto bene. Sembra che funzioni...
Per mio figlio è andata proprio così....diagnosticato in terza elementare, ha trovato le sue strategie nel corso degli anni. Probabilmente la logoterapia avrebbe accelerato le cose, ma lui ha sempre rifiutato ogni tipo di aiuto in questo senso.
Quando trovo un attimo di tempo vi scansiono una pagina di quaderno delle elementari e una degli appunti dell'università di quest'anno....io mi sono commossa: sembra un'altra persona :shock:

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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da Rossella » ven nov 14, 2008 6:52 pm

mimmi mimmi ha scritto:Nonostante la diagnosi, la riabilitazione mirata, in un centro di riconosciuta competenza, ha continuato a scrivere male, a fare tanti errori, non aveva mai letto un libro intero e la scuola gli faceva lo stesso effetto della kriptonite a Superman. Non so come mai, nè se è un'esperienza unicamente nostra.... L'unica cosa che gli è servita è il Percorso di Orientamento Piccoli-Davis, che lo ha aiutato ad acquisire padronanza e consapevolezza del suo modo di pensare ed imparare. Adesso, un pò alla volta inizia a scrivere meglio e a leggere.
La riabilitazione della dislessia è qualcosa di complesso. E non è detto che i risultati si vedano sempre o che la fatica ad apprendere diminuisca. Mi fa piacere che lei ha trovato comunque una strada per aiutare suo figlio.
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Claudio Malpassi
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Re: dislessia disturbo neurovisivo?

Messaggio da Claudio Malpassi » dom nov 16, 2008 6:34 pm

domenico100 ha scritto:Venerdì 9 novembre mio figlio ha fatto una visita ortottica presso la ASL di Chieti. Il risultato è che mio figlio non presenta alcun difetto della visione.
Bene. E questo è un problema risolto. Perché è ovviamente sempre fondamentale correggere un difetto di refrazione o di motilità oculare che comporti una alterazione sensoriale.
Ma nonostante la frequente “normalità” della visita ortottica i bambini con DSA continuano ad avere i loro problemi. D’altra parte se tutti i bambini che hanno “problemi” alla visita ortottica fossero dislessici si starebbe freschi !!
Ma questo vuol dire però che, se ipotizziamo anche un problema del sistema visivo in questi bambini, la strada per evidenziarlo non è la visita ortottica classica che valuta solo il problema sensoriale. Se si facesse una valutazione della convergenza tonica, più che di quella fasica, ci si renderebbe conto della difficoltà che questi fasci muscolari hanno a mantenere la fissazione.
Questi bambini hanno una incoordinazione oculare che nella lettura si manifesta come cattiva lettura ma che si manifesta anche in altri aspetti della vita. Io credo che la logopedia da sola ottenga minori risultati di quelli che si otterrebbero se correggessimo anche questo aspetto. In effetti la nostra esperienza sembra dimostrare che questa sinergia sia più vincente. (che ne pensa Rossella?)
E forse questi bambini hanno anche un problema di spazialità che va un po’ al di là di quello che intendiamo comunemente e che non è totalmente legato agli occhi (binocularità) e che appunto sembra essere di natura centrale e non periferica. In presenza di uno strabismo, situazione nella quale la binocularità non esiste, c’è una “sua” percezione spaziale da parte del bambino che sembrerebbe comunque scorretta e destabilizzante e che però si corregge solo se si agisce centralmente e ciò sembra poi permettere di ridurre o eliminare in breve tempo anche molti comportamenti scorretti. Pur rimanendo lo strabismo. Dunque forse non è totalmente di natura “periferica”.
Questi concetti spiegano anche perché le terapie ortottiche non producono miglioramenti; per avere un effetto reale bisognerebbe che “l’input periferico” fosse costante e continuo per un lungo periodo, anzi lunghissimo. Questo vale per molte riabilitazioni; a parte il caso di fatti acuti, ma quando ci si trova in presenza di uno squilibrio posturale specie se radicato, la fisioterapia, di qualunque tipo, spesso genera un miglioramento anche consistente ma che dura solo per un certo tempo costringendo l’operatore ad intervenire di nuovo nel tempo.
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