Una bella storia....

Qui potete parlare anche di cose al di fuori della dislessia

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ERI
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Una bella storia....

Messaggio da ERI » lun ott 04, 2010 3:11 pm

Ho letto questa storia, ricevuta dalla solita newsletter.
Mi ha fatto commuovere....è un po' lunga, ma ho pensato di farla leggere anche a voi.....

La Gazzetta di Parma del 04-10-2010

Io e la dislessia: dall'inferno alla luce in fondo al tunnel

Testimonianza. Il racconto di un giovane che ha imparato a convivere con la difficoltà di apprendimento superando ostacoli e ostilità

PARMA. «Tutti belli dottoli». Loro raccontano che a tre anni mi ero seduto sulle ginocchia del neuropsichiatra infantile, gli avevo parlato e sorriso. Loro sono i miei genitori. Mi avevano portato lì per una visita. Ero un bambino ingovernabile. Sparivo sotto i tavoli e stavo là per ore. Non chiedevo, ma prendevo, non parlavo, ma urlavo, ad ogni «no» sbattevo la testa per terra fino a quando diventava «sì». La psicologa aveva letto nei miei disegni qualcosa di indecifrabile: loro, i miei genitori avevano corpo, viso gambe braccia. Io ero un uccellino che tentava di volare sopra le loro teste. Il neuropsichiatra aveva tranquillizzato tutti. Avevo fatto tutto quello che mi aveva chiesto, preso la palla, lanciato la palla, toccato l’acqua, camminato sulle righe… insomma… ero normale. Io non ricordo nulla di questo periodo ma mi diverte sentire i loro racconti. Mi fa ridere. Poi arrivano i ricordi.
Avevano scoperto, per caso che solo lo zio Paolo riusciva a darmi ordini. Se alzava la voce io ubbidivo. La scoperta aveva sparigliato le certezze di tutti. In famiglia lo zio Paolo era considerato quello «strano» e «senza regole». La zia Aurora, nonostante quarant’anni suonati, doveva raccomandargli di andare piano in macchina, di non camminare sull’orlo dei burroni, di chiudere la porta di casa quando usciva. Nei miei ricordi dei pranzi domenicali c’erano le mie scenate anche per la scelta del ristorante se non era la pizzeria. Io ero piccolo e loro decidevano. A mio fratello Giulio andava bene tutto. Una domenica li avevo lasciati uscire dalla macchina e poi mi ero chiuso dentro. Volevo rovinare la gita domenicale. Dall’interno vedevo le loro facce davanti ai vetri. Erano sfilati tutti: «esci o ti lasciamo qui». Anche i nonni che erano arrivati su un’altra macchina mi supplicavano di uscire… mi dispiaceva dire loro di no. Ma le sfide sono sfide. Poi… era uscito lo zio Paolo. Non mi aveva chiesto niente. Si era messo a prendere il sole sul cofano della macchina. Dopo cinque minuti ero al ristorante come se niente fosse accaduto.
All’asilo avevo intuito di non avere quella fregola di imparare a tutti i costi a decifrare numeri e lettere: io volevo giocare, saltare. Non mi piaceva stare in fila. L’ordine non mi apparteneva. Facevo fatica. Mi difendevo dicendo parolacce. I miei compagni volevano piacere alla maestra, io volevo distruggerla: diceva di continuo che cosa dovevano fare i bambini buoni. Quando c’erano le gare io volevo vincerle, arrivare primo, essere applaudito. Salivamo su un ponticello e ci lasciavamo andare lungo uno scivolo: vinceva chi faceva più giri. Ho buttato dal ponte una bambina che non mi lasciava passare. Ricordo le urla della maestra e le sgridate. Non volevo farle del male ma dovevo punirla perché mi aveva ostacolato.
«Non voglio imparare a leggere… nella vita non serve». In prima elementare il primo impatto con quelle lettere che ballavano davanti ai miei occhi. Su e giù davanti al foglio e alla lavagna. Tutti ripetevano la cantilena: casa, cosa, cuore, canto… e io volavo via. Ero l’uccellino che avevo disegnato. I miei compagni erano per me dei burattini ammaestrati. Loro leggevano: io disegnavo. Il Titanic che affondava, aerei che cadevano. E la maestra mi richiamava di continuo. «Cosa c’è scritto? Cosa vuol dire? Ripeti ripeti ripeti». A voce alta nella classe non ne infilavo una giusta. «Casa» diventava «saca», «scopa » «lasca» e via e via. Tutti ridevano. Io ero asino… asino… asino. La maestra si fermava a parlare con mia mamma all’uscita da scuola. Ero capriccioso, indisciplinato. Turbavo l’armonia della classe. Quale armonia? Erano tutti pappagallini ammaestrati. Nessuno entrava nella mia testa. Il giorno dell’Epifania la mamma aveva deciso di provare a farm i fare i compiti. «Un’oretta, poi giochiamo e ti faccio un bel regalo». Così mi aveva detto. Niente da fare. Le lettere iniziavano a ballare e a spostarsi come per farmi dispetto. Alle sette di sera era ancora lì. Non volevo deludere la mamma. Sbagliavo tutto e lei si sentiva presa in giro.
Nelle vacanze di Natale della mia prima elementare qualcosa cambiò. Non capivo cosa i miei genitori avessero scoperto dopo tutti quegli incontri che avevo fatto a Reggio Emilia dalla professoressa Mazza Perlini. Nessuno pronunciava la parola dislessia ma vedevo la mia famiglia mobilitata intorno a me. Alla fine della prima elementare mi dissero che avrei cambiato scuola. Lasciavo delle maestre matrigne e compagni di classe che non mi piacevano… ma cosa avrei trovato di diverso in un’altra scuola?
C’erano più giochi e una maestra sorridente. Mi sgridavano solo se ero indisciplinato. Al pomeriggio mia mamma mi accompagnava, un giorno a Reggio Emilia, un giorno dalla Stefania a Roccabianca: quanti chilometri… Reggio Emilia. Conoscevo a memoria ogni cartello, paletto, casa del tragitto Parma-Reggio. Quella strada sempre uguale che cambiava nelle stagioni, verde in estate, bianca d’inverno, grigia in autunno. Io volavo di albero in albero e andavo sui prati: giocavo, correvo mi rotolavo sull’erba. Quando tornavo nella realtà c’era il «metronomo» ad attendermi. Ogni tanto tentavo di oppormi… Mia mamma non sentiva ragioni. Un giorno si ruppe la macchina e quando il meccanico annunciò che doveva trattenerla ho urlato un «grazie» che forse se lo ricorda ancora.
Stefania è stata la mia prima «non maestra». Maestra di tutto. Non aveva la penna in mano e mi ha accolto nella sua grande casa sull’argine del Po. Profumo di pane e di cose buone. Annusavo tutto e assimilavo: in quella grande cucina ho imparato a muovere i miei primi passi. Non ero più un uccellino… iniziavo a camminare. Ho imparato a leggere con il metodo sillabico. Non ero più uno scolaro tonto ma ero uno scolaro. C’era ordine e armonia a casa della Stefania. La sua voce era felpata, ma potente. E’ entrata nella mia vita attraverso una finestrina e si è messa al mio fianco, con la forza della dolcezza. In silenzio. Quando sorrideva ero felice. In quel periodo mi avevano colpito le statue di marmo di Mitoraj che avevo visto a Pietrasanta: creature con la testa fasciata e tante finestrine lungo il corpo. Mi sentivo come loro. C’erano quelle aperture per entrare nel mio mondo. Stefania c’era riuscita anche se io quelle finestrine le aprivo e le chiudevo continuament e. Cercavo aiuto e poi lo respingevo: la mia testa era staccata. Ma Lei non desisteva ed è ancora al mio fianco.
Il periodo delle medie è passato in fretta. Non ero mai sicuro, fino all’ultimo giorno, di essere promosso. I regali più belli mi arrivavano in quei giorni ma io felice a metà avevo la convinzione di non averli del tutto meritati. Durante le vacanze non potevo mai abbandonare i libri e fermarmi.
Il liceo: un inferno, fin dall’inizio. Ansie, sconfitte e umiliazioni. L’avevo scelto io perché dovevo farcela… ma che fatica! Compensavo con lo sport. Correvo in bicicletta: domeniche di gare e giorni di allenamento.
La prima bocciatura in terza liceo. Un pugno nello stomaco e tanta rabbia… rabbia e ancora rabbia. Avevo lanciato troppe sfide. Con un’insegnante in particolare. Rispondevo con sfrontatezza e quando lei spiegava mi giravo a ridere. Avevo impedito ai miei genitori di consegnare agli insegnanti il certificato di dislessia. Non avevo voluto trattamenti particolari perché sapevo che non sarei stato accettato dai miei compagni. Solo dopo ho scoperto che gli insegnanti sapevano. Ero stato il moscerino che aveva stuzzicato l’elefante. Mia zia si era arrabbiata con i miei genitori perché non avevano ufficializzato il mio disturbo e aveva iniziato a parlarmi della dislessia in modo provocatorio. «Tu sei dislessico e hai imparato a leggere perché sei un genio… Einstein era dislessico…». Non capivo come potessi essere asino e genio al tempo stesso. Il cambio di scuola si impose.
La seconda bocciatura al Maria Luigia. Bruciava più della prima. Una fiamma che mi ha attraversato il corpo per diverse ore. Non ho parlato. Se avessi potuto esprimere un desiderio avrei voluto che quella fiamma avvolgesse tutta la scuola che mi aveva fatto questo. Avevo deluso tutti o avevo subito un’ingiustizia? Poi sono venute le parole dei miei genitori, della Stefania e degli zii. Un unguento sulle mie ferite. Loro soffrivano con me e con il passare dei giorni ero un torrente in piena e ho parlato a ruota libera… Ero King Kong. Avevano aperto la mia gabbia e tolto tutte le catene. Ho raccontato di come mi aveva trattato l’inse - gnante di Scienze quando aveva scoperto che durante il compito in classe leggevo gli appunti che mi ero annotato nella suola delle scarpe. Mi aveva trascinato fuori dall’aula, chiamato gli altri insegnanti e umiliato in mezzo a tutti. «Sei dislessico… non è una colpa… » continuava a ripetermi la zia. «Non devi nasconderti con nessuno. Se tu non fossi intelligente non avresti imparato a leggere… è come per noi se dovessimo leggere in arabo…».
Quando la zia ha scritto il ricorso al Tar ho saputo per la prima volta che avevo dei diritti. Ho saputo che i miei genitori avevano consegnato tutti i certificati medici e chiesto l’applicazione delle circolari ministeriali. Mi hanno spiegato quali fossero gli strumenti che avrei potuto utilizzare. E la voglia di rivincita ha preso il posto della rabbia. Ho ricostruito tutto. Avevo diritto ad una programmazione ma l’insegnante di Scienze mi interrogava a sorpresa, avevo diritto a consultare quegli appunti di Scienze perché non memorizzavo la terminologia scientifica ed ero stato ridicolizzato in mezzo a tutti, avevo diritto ad usare la calcolatrice nei compiti di matematica, avevo diritto ad una diversa valutazione nell’inglese scritto… Loro, gli insegnanti, non lo sapevano e mi avevano bocciato.
In quel periodo la mia autostima era cresciuta, sapevo che i miei familiari e Stefania credevano in me, sapevo che per gli insegnanti ero un problema e nella mia testa li ho bocciati: erano quei tre che mi avevano appiccicato addosso quei voti così bassi come un tatuaggio permanente. Per loro valevo poco, ma avevo intorno un’atmosfera che mi rassicurava. Quando il Tar mi ha dato l’opportunità di ripetere la prova mi sono tornate le paure. Io volevo farcela ma ritornare in quei luoghi mi faceva tremare le gambe, anche se il Tar aveva imposto la forma del mio esame. Ho annunciato che volevo ricuperare l’anno e fare due anni in uno, dovevo dimostrare che si erano sbagliati.
La nuova scuola mi ha accolto per quello che ero, altri miei compagni avevano dei problemi e nessuno mi ha fatto pesare nulla. Mi alzavo la mattina alle sei per raggiungere Piacenza e sul treno riflettevo e pensavo. A fine anno sono stato promosso in quinta: una gioia infinita. E durante l’estate la mia autostima cresceva come l’erba che si innaffia: progetti per il futuro e voglia di essere uguale agli altri. Avevo capito che potevo convivere con quella «cosa » che è la dislessia, senza sconfiggerla ma dominandola.
E’ stata Stefania che mi ha suggerito di raccogliere i miei pensieri in una tesina e la zia mi ha aiutato a farlo.
Mentre raccontavo, scrivevo sul computer senza preoccuparmi se usciva il rosso del correttore ortografico. Ormai l’avevo buttata fuori dal corpo la mia dislessia anche se l’avrò sempre a fianco insieme alle cose belle e brutte della vita.
Con il passare degli anni sento che mi manca quella parte della mia infanzia coperta dalla nube, e il bambino che non sono stato bussa ancora alla mia porta. Ancora, in certi momenti, maltratto le persone che amo, sono capriccioso e prepotente, ma quando passa il momento so farmi perdonare e uso l’unica arma di seduzione che conosco: essere me stesso.
Luigino

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gloria
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Re: Una bella storia....

Messaggio da gloria » lun ott 04, 2010 3:35 pm

E' bellissima, grazie per averla condivisa!

La fisso tra le cose importanti per non farla sfuggire :wink:

silvia t.
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Re: Una bella storia....

Messaggio da silvia t. » lun ott 04, 2010 10:25 pm

Sì, bella , davvero...

elkatozz
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Re: Una bella storia....

Messaggio da elkatozz » lun ott 04, 2010 11:06 pm

bellissima ! la faccio circolare nei miei contatti

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mamma Rosa
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Re: Una bella storia....

Messaggio da mamma Rosa » lun ott 04, 2010 11:44 pm

Da leggere tutta d'un fiato! Grazie Eri per averla condivisa...grazie Luigino... :wink:
Esser la mamma di un dislessico è inebriante!!!

Dare un nome alle cose è il primo passo per affrontarle.

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liliana
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Re: Una bella storia....

Messaggio da liliana » lun ott 04, 2010 11:49 pm

Davvero bella e commovente!!!!!!!

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elena44
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Re: Una bella storia....

Messaggio da elena44 » mar ott 05, 2010 9:43 am

Molto bella, grazie ERI !

E grazie anche a Luigino, quando leggo certe cose capisco meglio mio figlio, ma anche tante cose di me! :wink:

Ciao ciao
elena44

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Re: Una bella storia....

Messaggio da leonardo due » dom ott 10, 2010 3:06 am

Grazie a chi ha condivso questa bellissima storia.
Ma il grazie più grande va a Luigino che ha mi ha fatto rivedere mio figlio da piccolo e mi dà la certezza che anche lui saprà riscattare gli anni difficili che ha e sta vivendo. Grazie mille.
Lella
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Re: Una bella storia....

Messaggio da benesabrina » gio ott 14, 2010 8:29 pm

ciao sono benesabrina sono un pò in ritardo nello rispondere e bellissima quella storia mi ha fatto rivivere molti episodi successi a me alla mia bambina io non ho mai sgridato chiara ho sempre parlato con lei per capire dovera il problema e quando lei si chiudeva nei suoi pensieri aspettavo che fosse lei a parlarmi

martina 2
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Re: Una bella storia....

Messaggio da martina 2 » sab mar 05, 2011 4:53 pm

grazie
questa storia è bellissima, mi ha aiutato a capire di più mio figlio, un bambino molto speciale, ha tanta voglia di imparare , anche se dice di essere diverso dagli altri. in questo periodo non ha molta stima nelle sue capacità, spero di riuscire ad aiutarlo.

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Re: Una bella storia....

Messaggio da kikirey » mer mar 09, 2011 12:09 am

mamma mia davvero tutta d'un fiato... he he!! ci si rispecchia si piange e si sorride..... tanta voglia di urlare a chi nn ha creduto in te..... nn ho una malattia rara.... ho solo bisogno di capire come proseguire.... qui a cercare e ricercare qualsiasi cosa che qualcuno purtroppo ha già passato, a cercare di nn far si che succeda di nuovo con altri bambini.....
barbara

antoniopippa
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Re: Una bella storia....

Messaggio da antoniopippa » mar apr 19, 2011 10:31 am

devo dire che la tua e' una storia veramente bellissima , senza scherzare, sei riuscito a descriivere la tua crescita e i singoli momenti nei quali sono avvenuti i cambiamenti piu' importanti che sembra quasi un film. La mia bambina ha uncarattere simile al tuo, ama le sfide e ama vincerle, la pazzienza di un genitore a volte e' portata quasi al limite, ma bisogna sempre cercare di capire i bambini, sono lo che ci insegnano la vita.

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befana66
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Re: Una bella storia....

Messaggio da befana66 » mar apr 19, 2011 9:21 pm

leggo solo oggi, veramente bella.
Mi ha colpito moltissimo!
grazie!

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silvia2000
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Re: Una bella storia....

Messaggio da silvia2000 » mar apr 19, 2011 9:36 pm

Che esperienza, forse ci fà capire meglio i nostri figli quando sono tristi e demoralizzati ma pieni di coraggio e voglia di rialzarsi!!!
Grazie Luigino

Maria Roberta
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Re: Una bella storia....

Messaggio da Maria Roberta » mer apr 20, 2011 11:32 am

Ho appena letto, e una lacrima scende, sopratutto sentire il nome Mazzaperlini Lina, metronomo, sillabe. Anche Daniele è stato riconosciuto dislessico da Lina Mazzaperlini una pedagogista, maestra per me e tutta la mia famiglia unica.
Ci era stata segnalata da mia cugina Daniela laureata in lettere che con Lina hanno fatto tutto il percorso per far riuscire a Daniele a laurearsi in fisica. Lina non ti dimenticherò mai.
Maria Roberta

a tutti i dislessici
al desiderio di sapere
alla fatica per ottenerlo

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