ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

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duniis
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ciao a tutti

Messaggio da duniis » sab mar 29, 2008 7:58 pm

ciao a tutti, sono nuova da queste parti anche se vi seguo da un pò.
Sono una pedagogista e lavoro con i bimbi che hanno delle difficoltà nell'apprendimento. E' un lavoro per me molto gratificante ma purtroppo la poca conoscenza dell'argomento mi fa scontrare quotidianamente con parecchie maestre...o meglio...aggiro l'ostacolo.
Voglio ringraziarvi per tutti gli spunti che spesso mi date sono utilissimi.

e poi..." mae come posso smettere di sbagliare "m" con "n"? Anche se faccio come mi hai consigliato a scuola mi corregge lo stesso quella strega di italiano!" :evil: :evil:
non importa quale sia sia la strada percorsa..purchè si arrivi...

biro
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da biro » mer giu 04, 2008 10:41 pm

Non vorrei banalizzare ma in fondo io porto gli occhiali perchè altrimenti non potrei nè leggere nè scrivere o lo farei in modo maldestro ed a scapito del mio benessere. Non è equivalente "portare" la tavola pitagorica? Dovrebbe essere altrettanto normale poterne parlare in questi termini. I bambini captano anche i nostri imbarazzi e le nostre "disinvolture". Se ciò che diciamo è smentito dall'impaccio il contenuto diventa contraddittorio anzi, diventa negazione.
Io penso che come genitori dobbiamo dare ai nostri figli gli strumenti per misurarsi anche con gli atteggiamenti ostili, con le invidie, i pregiudizi e le diffidenze. Ma questo vale per ogniuno di noi e per ogniuno dei nostri figli. DSA a parte.
L'atteggiamento empatico è fondamentale, da entrambe le parti. E' bene parlare sempre e mettersi in ascolto.
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stefy 71
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da stefy 71 » mer ott 15, 2008 6:46 pm

Sul piano puramente pratico.. e già mi accorgo che più mi inoltro nella quotidianità più mi scontro con problematiche pratiche apparentemente semplici che invece mi fanno mettere in gioco un quantità di energia enorme rispetto al problema vi faccio un esempio così magari potete anche darmi un consiglio... oggi mia figlia ha iniziato il catechismo ovviamento con libro e quaderno per leggere scrivere e disegnare io per ora non ho detto nulla alle catechiste ma la bimba mi ha detto che fanno leggere i bambini io le ho detto che se lei non se la sente diremo di non farla leggere ma lei con la naturalezza di una bimba di 7 anni 1/2 mi sice " ma io voglio leggere ho alzato anche la mano!!!" cosa devo fare parlare alle catechiste o far finta di nulla e aspettare che sia la bimba a comunicarmi un disagio ...? oppure dire che ha difficoltà nella lettura e nella scrittura e quindi tollerare?
grazie a tutti stefy

ernestina
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da ernestina » mer ott 15, 2008 8:46 pm

avverti le catechiste, ma lascia che lei legga se si sente, se sono intelligenti la lasceranno leggere un poco -lei ci mettererà il massimo dell'impegno e farà la sua figura (questo l'ho imparato dall'insegnante di italiano di marco alle medie-grande persona- che gli ha sempre dato spazio)
cosa ci vuole quando si inizia a vedere una difficoltà dire - adesso continua tu ad un'altro bambino- con questo senza metterla in difficoltà e dando la possibilità a tua figlia di fare quello che fanno gli altri....
imparare a leggere nei suoi occhi quando sa una cosa e chiedergliela .....

biro
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da biro » gio ott 16, 2008 8:42 am

Sono d'accordo con ernestina. La cosa più importante è non minare la fiducia in sè stessa. Quella le permetterà di uscire da situazioni difficili senza sentirsi sminuita ed è proprio ora che si consolida. Parla con le catechiste e lasciale i suoi slanci.
:P
"Il gioco è il respiro della fatica" Pennac

stefy 71
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da stefy 71 » sab ott 18, 2008 6:14 pm

grazie pensavo proprio di fare così ma detto da mamma a mamma mi dispiacerebbe che qualche difficoltà la mettano in imbarazzo.... insomma vorrei proteggerla ma certamente modificherò i miei atteggiamente del resto sono solo all'inizio e tanto devo capire anch'io!!!! :lol:

biro
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da biro » sab ott 18, 2008 6:49 pm

Capisco :P Vorremmo sempre proteggerli i nostri figli! Però è giusto che si inventino delle strategie in modo autonomo e per farlo devono misurarsi anche con alcune difficoltà.
"Il gioco è il respiro della fatica" Pennac

Gian Luca
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da Gian Luca » mer ott 22, 2008 4:03 pm

Salve,
sono docente afferente alla classe di concorso "Chimica & tecnologie chimiche" operante in un triennio di Scuola secondaria superiore ad indirizzo Tecnico. Nella specializzazione nella quale opero la mia materia è classificata come "professionalizzante e di indirizzo", ergo di un certo rilievo nel curricolo dei periti che diplomiamo.
Quest'anno mi trovo a confrontarmi, per la prima volta, con uno studente di classe 3a certificato come affetto da DSA.
A parte un certo disimpegno verso il lavoro scolastico domestico (confermato dalla famiglia), il ragazzo presenta evidenti difficoltà nel rapporto con il linguaggio simbolico che è alla base della disciplina (è impossibile parlare di reazioni chimiche senza fare riferimento a formule e simboli a profusione) nonchè nello sviluppo logico e matematico degli aspetti pratici ed esercitativi della materia (gli esercizi numerici che sono stati sin qui svolti sulla disciplina lo hanno messo in rilevante difficoltà ed hanno evidenziato una stratificata incapacità di risoluzione autonoma).

Mi trovo in notevole difficoltà nell'individuazione di strumenti compensativi e/o sostitutivi che possano coadiuvare lo studio dell'alunno.
Sottolineo che si tratta di un ragazzo di 3a superiore in un corso ad indirizzo tecnico, nel quale le competenze da raggiungere al termine del corso sono fissate dal profilo professionale che si vuole formare. Non si vuole pertanto dare competenze di base.

L'uso della calcolatrice è abituale, quello della tavola periodica ovvio.
Ritengo impossibile pensare di fornire allo studente un formulario comprendente TUTTO quello che si sviluppa nell'arco dei tre anni di lezione, nonchè lasciare tale ausilio in dotazione durante i momenti di verifica: ne verrebbe meno la formazione professionale stessa che è l'obiettivo del ns. percorso formativo.
La materia d'altro canto NON PERMETTE di sorvolare, nel suo sviluppo, sugli aspetti formali e simbolici che ne costituiscono il linguaggio stesso.

Che fare?

Qualcuno ha esperienze specifiche e/o suggerimenti da fornire?

Grazie
G. Luca

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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da lucia17 » mer ott 22, 2008 5:42 pm

Salve, sono una mamma e mi occupo per hobby di scovare notizie didattiche su internet sulle materie delle scuole di vario ordine e grado...altri qui nel forum hanno fatto un libro ...chiamato libro di scuola... dove sono stati raggruppati moltissimi link utili per lo studio... per la chimica leggi questo topic... in quanto il libro di scuola è temporaneamente fuori servizio, io ne ho una copia e per la chimica l'ho segnalata qui... http://www.dislessia.org/forum/viewtopi ... 542#p41542 facci sapere se trovi qulcosa che può aiutare il tuo studente... poi ti consiglio di mettere il messaggio più in evidenza...magari con un altro titolo.
Ciao.
Ultima modifica di lucia17 il mer ott 22, 2008 5:47 pm, modificato 1 volta in totale.

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attilio
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da attilio » mer ott 22, 2008 5:46 pm

Ciao e benvenuto collega.
Prima di tutto vorrei capire se il linguaggio che usi a scuola è lo stesso che hai utilizzato nel messaggio sopra: ho fatto fatica a seguire il tuo discorso, non perchè non conosca i termini che hai usato, ma perchè sono stato distratto dal loro uso.
Penso che qualsiasi docente abbia il dovere di cercare di farsi capire dai propri alunni e, non per questo, debba usare un linguaggio povero, ma solo semplice.
Detto questo l'affermazione il ragazzo presenta evidenti difficoltà nel rapporto con il linguaggio simbolico che è alla base della disciplina mi porta a pensare che non è ben chiaro il concetto di dislessia: il disturbo che ne sta alla base è proprio la difficoltà di riconoscere "automaticamente" la simbologia della scrittura.
La frase Ritengo impossibile pensare di fornire allo studente un formulario comprendente TUTTO quello che si sviluppa nell'arco dei tre anni di lezione, nonchè lasciare tale ausilio in dotazione durante i momenti di verifica: ne verrebbe meno la formazione professionale stessa che è l'obiettivo del ns. percorso formativo. mi trova in completo disaccordo in quanto è prescritto dalle circolari ministeriali l'utilizzo di strumenti compensativi quali tabelle di formule, ecc.
Lasciare poi usare tali ausili durante i momenti di verifica mi sembrerebbe fondamentale: o lo ritieni ingiusto nei confronti dei compagni?
Mentre La materia d'altro canto NON PERMETTE di sorvolare, nel suo sviluppo, sugli aspetti formali e simbolici che ne costituiscono il linguaggio stesso. mi sembra un modo molto forbito per dire: se non ce la fa in questo modo, che cambi indirizzo!
Tutto quanto sopra per dire che con un alunno con questi (o altri) problemi, bisogna adattare la didattica ai suoi metodi (e tempi) di apprendimento.
Se il bambino dislessico non può imparare la strada che insegniamo, può insegnarci la strada per farlo imparare.
da "The dyslexia handbook" - Smythe

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Elisabetta
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da Elisabetta » mer ott 22, 2008 7:38 pm

Mio figlio, dislessico con diagnosi protocollata in segreteria, fa il 3° anno di un istituto tecnico.
A lui gli insegnanti concedono le tabelle compensative (quelle di cui ha bisogno) in osservanza delle circolari ministeriali.
Ti dirò di più... un'insegnante che, su mia insistenza, lo scorso anno ha deciso di dare i formulari a tutta la classe, pochi giorni fa mi ha confessato di aver notato che ne hanno beneficiato tutti i ragazzi ed ora la sua didattica è cambiata!

E mi ha ringraziata per averglielo fatto capire! :wink:
Per firmare la PETIZIONE
http://www.petitiononline.com/amicar01/petition.html

INDICE: http://www.dislessia.org/forum/viewtopic.php?t=2345

nel sito www.dislessiainrete.org ci sono 3 guide scaricabili per insegnanti, per genitori e per studenti

SilviaL
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da SilviaL » mer ott 22, 2008 10:00 pm

Caro Professore.

La ringrazio per il suo interesse a voler dare gli strumenti per permettere al suo alunno di diventare autonomo, dimostra la sua volontà di essere un docente responsabile ed appassionato del suo lavoro.

Io sono una dislessica adulta che ha scoperto solo da poco di esserlo. Io non conosco lei, non conosco il suo alunno e visto che un dislessico non è uguale ad un altro difficile aiutarla.
Vorrei in qualche modo farla riflettere sulla sua decisione cosi rigida spiecandole come funziona l'apprendimento dei dislessici in senso generale e di dare per scontato che il suo alunno abbia autonomia nell'esprimersi, nello scrivere e nel saper usare la calcolatrice in modo ottimale.

Inizio con il farle presente che la memoria a breve termine non funziona, quella meccanica nemmeno. Quindi un dislessico non può imparare a memoria nè ha una memoria fotografica.
Si utilizzano conoscendole delle tecniche come la visualizzazione o utilizzando un apprendimento attivo a più canali (visivo, uditivo ecc.).
In poche parole in un dislessico sono attive tutte e due le parti del cervello quando è in fase di apprendimento questo non solo rende opportuno apprendere in modo attivo, ma anche emozionale.
La curiosità è la chiave di tutto per metterla in maniera semplicistica.

Quindi ricapitolando non funziona leggere e ripetere, alcuni hanno anche difficicoltà nella comprensione del testo ed anche in questo caso si possono utilizzare i sistemi lettura attiva anche con la visualizzazione e creazione di mappe concettuali.
Il punto forte del dislessico è la logica e l'ingegno, ma per poter applicare qualsiasi cosa si ha bisogno di capire bene il funzionamento.in tutto il suo complesso.
L'alunno dislessico è più esigente! Non gli basta avere una spiegazione sommaria e poi ripetere a mò di scimmietta. Quei pezzi del puzzle che mancano non gli permettono di avere padronanza.
Un altro punto forte è la memoria a lungo termine e soprattutto una volta aver capito ed aver una certa padronanza dare il via all'ingegno nell'utilizzo anche per applicazioni più difficili e complicate, fino anche a inventare qualcosa di nuovo.

Per capire il funzionamento di qualsiasi cosa si ha bisogno di una spiegazione del processo in maniera pratica e semplice utilizzando un linguaggio semplice con supporto di schemi alla lavagna o esempi d'esercizio alla lavagna e che lei svolga le sue lezioni in modo attivo.
Dando per scontato che questo rientri nel suo metodo d'insegnamento penso che posso evitare d'aggiungere altro, se non che forse il suo studente dovrebbe registrare le sue lezioni in modo da poterle ascoltare in un altro momento mentre si riguarda gli appunti presi.

Tutto questo che le ho accennato e che forse può sembrare complicato per apprendere dà per scontato che il suo alunno abbia padronanza di tutte queste tecniche.
Se cosi non fosse potrebbe non solo aver difficoltà anche a comprendere lo scritto, ma anche nel prendere padronanza del linguaggio tecnico e nell'esposizione.
Si immagini dover studiare in un libro in una lingua sconosciuta con un insegnante che parla in un altra lingua ancora e con gli appunti insufficienti perchè il professore non aiuta a capire il processo perchè non usa la lavagna o altri strumenti per maggior chiarezza...
Quest'ultima era ovviamente la peggiore delle ipotesi.

Questo solo per farle capire quanto sia diverso il modo in cui si apprende e non la capacità di apprendimento che di solito è nettamente superiore.
Avere una matrice mentale diversa non significa avere dei limiti, ma solo dover riuscire a guardare e agire con una prospettiva diversa.

Il suo alunno è arrivato seppur con difficoltà al terzo anno quindi sono convinta che è in gamba e conosce abbastanza bene la sua dislessia per poterla gestire, ma forse questa padronanza non è completa.

Vorrei farle un paio di domande a cui gradirei lei rispondesse ...
Mi è capitato più volte di avere compagni o colleghi d'università che riuscivano egregiamente negli studi utilizzando la memoria sia breve che meccanica per poi ritrovarsi dopo poco tempo nel dimenticatoio. Loro però riuscivano ad usare un linguaggio tecnico perfetto come nel libro o del professore senza capirne alla fine il senso perchè usavano sempre le stesse parole, riuscivano ad imparare a memoria tutti i formulari, ad imparare meccanicamente a risolvere gli esercizi per tipologia e quindi anche a prendere un voto alto all'esame.
E' questo il tipo di studente che secondo lei merita? Oppure dando i formulari a tutta la classe concentrarsi che capiscano a fondo il più possibile i processi in modo da poter avere una padronanza tale che anche a distanza di anni se ne ricordano?

Come ho premesso non conosco lei, il ragazzo e non ho mai assistito ad una sua lezione quindi non prenda per critica o malafede il mio tentativo di esporle il mio punto di vista per farla mettere nei panni del suo alunno per qualche secondo e farle presente quante e quali difficoltà può avere. Sicuramente tutto quello che ho scritto è opinabile.

Concluderei dicendo che l'ignoranza in ogni ambito rende tutto più complicato e mette una gran paura.

Saluti.
Silvia

p.s. Mi scusi se troverà nel mio scritto errori di grammatica o di sintassi.

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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da paola gavotto » gio ott 23, 2008 11:44 am

Grazie Slivia, non ti preoccupare non hai sbagliato neanche una virgola, sei stata chiarissima, come sempre del resto, da quando "sei apparsa sul forum".
Anche mio figlio condivide pienamente le tue "spiegazioni" !(5 meccanica)
La lezione deve essere attiva......non subirla.
ciao
paola
saluti
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Gian Luca
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Re: ma sul piano puramente pratico (scuola)....???

Messaggio da Gian Luca » gio ott 23, 2008 12:53 pm

Ringrazio per la considerazione che è stata data alla mia richiesta e per i suggerimenti forniti, ma vorrei sottolineare alcuni aspetti delle repliche fin qui giunte che mi lasciano MOLTO perplesso.
attilio ha scritto: Penso che qualsiasi docente abbia il dovere di cercare di farsi capire dai propri alunni e, non per questo, debba usare un linguaggio povero, ma solo semplice
Quale linguaggio complesso?
Scusate ma non accetto questo tipo di giudizi "sparati" da chi NON sa come opero professionalmente.
Che c'entra quello che ho scritto con il modo in cui lavoro in classe?
Credo che cercare di dettagliare il problema, nel momento nel quale si chiede un aiuto per risolvero, sia doveroso.
Se poi si vuole interpretare questo come l'uso di un linguaggio astruso in ogni ambito della comunicazione, temo che si sia del tutto fuori strada.
attilio ha scritto: l'affermazione il ragazzo presenta evidenti difficoltà nel rapporto con il linguaggio simbolico che è alla base della disciplina mi porta a pensare che non è ben chiaro il concetto di dislessia: il disturbo che ne sta alla base è proprio la difficoltà di riconoscere "automaticamente" la simbologia della scrittura.
Ancora, trovo questa replica poco costruttiva ed inaccettabile.
Mi si scusi, ma pur non essendo un esperto, so di cosa si tratta.
Ho sottolineato che la materia che insegno e' BASATA su di un linguaggio simbolico ed alfanumerico, con il quale il ragazzo presenta RILEVANTI difficoltà. RILEVANTI, non lievi. E' grave quantificare? Se è così, me ne scuso e tolgo il disturbo.
attilio ha scritto: La frase Ritengo impossibile pensare di fornire allo studente un formulario comprendente TUTTO quello che si sviluppa nell'arco dei tre anni di lezione, nonchè lasciare tale ausilio in dotazione durante i momenti di verifica: ne verrebbe meno la formazione professionale stessa che è l'obiettivo del ns. percorso formativo. mi trova in completo disaccordo in quanto è prescritto dalle circolari ministeriali l'utilizzo di strumenti compensativi quali tabelle di formule, ecc.
Lasciare poi usare tali ausili durante i momenti di verifica mi sembrerebbe fondamentale: o lo ritieni ingiusto nei confronti dei compagni?
Non mi preoccupa l'uso differenziato degli ausili didattici. I ragazzi non sono stupidi e se si spiegano le cose correttamente, raramente trovano da ridire.
Ciò che mi preoccupa è definire QUALI siano gli ausili didattici da impiegare.
Una domanda a chi ne sa più di me: a quanto ne so, le CM indicano i POSSIBILI ausili, ma le stesse circolari rimandano al parere dei servizi AUSL.
Nel caso che tali pareri NON prevedano i formulari o li ritengano NON necessari, rimane l'obbligo della loro fornitura? Da cosa si deduce?
attilio ha scritto: Mentre La materia d'altro canto NON PERMETTE di sorvolare, nel suo sviluppo, sugli aspetti formali e simbolici che ne costituiscono il linguaggio stesso. mi sembra un modo molto forbito per dire: se non ce la fa in questo modo, che cambi indirizzo!
Significa esattamente quello che ho scritto: che se un processo è descritto con una equazione chimica, è necessario che quell'equazione sia ricordata o dedotta (non mi interessa minimamente l'apprendimento mnemonico), che si sia in grado di discuterla e di "usarla" nei suoi aspetti applicativi.
Visto che questo è NECESSARIO ed INELUDIBILE per la formazione del profilo tecnico dei ragazzi, mi sono posto il problema di confrontarmi con chi ne dovrebbe sapere più di me per avere suggerimenti o consigli su come affrontare il problema che si è manifestato.
Se poi si preferisce sparare giudizi a casaccio sulle mie parole, temo di avere sbagliato forum.
Elisabetta ha scritto: A lui gli insegnanti concedono le tabelle compensative (quelle di cui ha bisogno) in osservanza delle circolari ministeriali.
Ti dirò di più... un'insegnante che, su mia insistenza, lo scorso anno ha deciso di dare i formulari a tutta la classe, pochi giorni fa mi ha confessato di aver notato che ne hanno beneficiato tutti i ragazzi ed ora la sua didattica è cambiata!
Rispetto all'uso delle tabelle, rimando a quanto scritto sopra.
Sottolineo che uno dei problemi che ci staimo ponendo come consiglio di classe è l'individuazione delle misure compensative necessarie e compatibili con il profilo di conoscenza che i ragazzi devono avere alla fine del percorso di studi. Per questo mi sono permesso di disturbarvi.
La scelta di lasciare formulari e/o tabelle a tutti (sempre e comunque) è una scelta che lascio ai singoli e sulla quale non voglio esprimermi.
Ognuno ha il proprio metodo.

Ho tuttavia la spiacevole sensazione che in molti si sia già cristallizzata l'idea che ho deciso di non fare niente e di non cercare alcuna misura compatibile. Se cosi fosse, perchè perderei tempo a scrivere qui?

Tanto per chiarire e nella spernaza di non dovere più leggere giudizi che sembrano tanto gratuiti:
1. La chimica è una scienza sperimentale e come tale viene da me svolta per 3/5 dell'orario in laboratorio. Gli studenti OPERANO mettendo in pratica i concetti trattati in classe. Il laboratorio supera grandemente, a livello visivo e creativo, ogni supporto multimediale che si possa mettere in campo.
Trovate opportuno questo approccio?
2. Nessun chimico degno di questo nome fa lezione semplicemente "leggendo" un libro senza scrivere alla lavagna, proiettare slides o lucidi e/o impiegare modelli molecolari nella lezione. E' pratica comune e necessaria per la comprensione della materia.
Come scrivere in modo da facilitare la comprensione?
3. La chimica è fatta di formule, simboli alfanumerici e le sue applicazioni si basano su equazioni matematiche. Ogni applicazione professionale della materia non è, a mia conoscenza, possibile in assenza della capacità di manipolare o impiegare autonomamente questi ausili.
Mi (e vi) chiedo COME rendere più facile agli studenti affetti da DSA questa manipolazione.
4. Nella normale pratica didattica, io e di colleghi operiamo moltissimo attraverso l'approccio operativo del problem-solving. Gli studenti non devono conoscere menmonicamente che alcuni "mattoni" basilari della disciplina. Il resto dell'edificio della conoscenza viene loro trasmesso (ed in parte da essi stessi generato) attraverso l'applicazione operativa e la risoluzione di casi sperimentali che portano a DEDURRE i concetti che poi i docenti formalizzanno in modo simbolico (mi scusino i colleghi che ben conoscono la tecnica per questo inciso didattico).
L'incapacità di impiegare la memoria legata allo scritto dovrebbe essere suparata da questa modalità didattica; concordate? Tuttavia il passaggio al formalismo astratto è necessario. Come gestirlo?
5. In presenza di difficoltà LOGICHE nell'impostazione e risoluzione di problemi numerici, nella costruzione di equazioni o espressioni matematiche in genere NON standardizzabili, come si può rendere possibile il lavoro di uno studente affetto da DSA?

Vi ho elencato alcuni dei problemi con i quali ci stiamo scontrando.
Per alcuni (forse tutti) ritengo siano ipotizzabili misure compensative compatibili con la creazione di una degna preparazione tecnica in linea con le competenze richieste ai ns. futuri periti, misure che tuttavia non riesco compiutamente a definire.

Suggerimenti?

G. Luca

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Messaggio da attilio » gio ott 23, 2008 1:23 pm

Gian Luca ha scritto: Ognuno ha il proprio metodo.
Mi spiace aver dato l'impressione di criticare ma questa affermazione è proprio quella che temevo: i dislessici, e gli alunni in difficoltà in genere, hanno bisogno di metodi di insegnamento DIVERSIFICATI, in quanto hanno diversi metodi di apprendimento!
Riguardo alla critica sul linguaggio usato nei precedenti post, ricordo che questo è un forum frequentato ANCHE da esperti sul problema dislessia; sarebbe quindi opportuno utilizzare termini facilmente compresibili.
Per ora devo chiudere ma mi riserbo di continuare la discussioni sugli strumenti compensativi più tardi. Saluti
Se il bambino dislessico non può imparare la strada che insegniamo, può insegnarci la strada per farlo imparare.
da "The dyslexia handbook" - Smythe

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